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Nivolumab rispetto a chemioterapia nei pazienti con melanoma avanzato progredito dopo trattamento anti-CTLA-4


Nivolumab ( Opdivo ), un anticorpo IgG4 totalmente umano inibitore del checkpoint immunitario PD-1, può portare a risposte durature nei pazienti con melanoma progredito dopo Ipilimumab ( Yervoy ) e inibitori BRAF.

E’ stata valutata l'efficacia e la sicurezza di Nivolumab rispetto alla scelta chemioterapica dello sperimentatore come trattamento di seconda linea o successivo in pazienti con melanoma avanzato.

Nello studio CheckMate 037 in aperto randomizzato controllato di fase 3, sono stati reclutati pazienti in 90 siti in 14 Paesi.
I pazienti eleggibili avevano un’età di 18 anni o maggiore, avevano melanoma non-operabile o metastatico, progredito dopo Ipilimumab, o Ipilimumab e un inibitore di BRAF se erano positivi alla mutazione BRAF V600.

I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere una infusione endovenosa di Nivolumab 3 mg/kg ogni 2 settimane o chemioterapia scelta dal ricercatore ( Dacarbazina 1000 mg/m2 ogni 3 settimane o Paclitaxel 175 mg/m2 combinati con Carboplatino area sotto la curva pari a 6 ogni 3 settimane ) fino a progressione o effetti tossici inaccettabili.

La randomizzazione è stata stratificata in base allo stato mutazionale BRAF, espressione tumorale di PD-L1 e precedente migliore risposta complessiva a Ipilimumab.

Gli endpoint primari erano la percentuale di pazienti che hanno presentato una risposta obiettiva e la sopravvivenza globale.

Il trattamento è stato somministrato in aperto, ma le valutazioni tumorali sono avvenute senza conoscere il trattamento assegnato.

Sono state valutate le risposte obiettive per protocollo dopo aver trattato 120 pazienti con Nivolumab con un follow-up minimo di 24 settimane, e la sicurezza in tutti i pazienti che avevano avuto almeno una dose del trattamento.

Lo studio è chiuso e questa è la prima analisi intermedia che riporta l'endpoint di risposta primaria obiettiva.

Tra il 2012 e il 2014 sono stati esaminati 631 pazienti, destinando in modo casuale 272 pazienti a Nivolumab e 133 a chemioterapia scelta dallo sperimentatore.

Risposte obiettive confermate sono state segnalate in 38 pazienti ( 31.7% ) dei primi 120 nel gruppo Nivolumab rispetto a 5 pazienti su 47 ( 10.6% ) nel gruppo terapia chemioterapica scelta dallo sperimentatore.

Gli eventi avversi di grado 3-4 correlati a Nivolumab hanno incluso aumento della lipasi ( 3 pazienti su 268, 1% ), aumento della alanina aminotransferasi, anemia e affaticamento ( 2 ciascuno, 1% ); per chemioterapia scelta dallo sperimentatore, gli eventi avversi hanno incluso neutropenia ( 14 su 102, 14% ), trombocitopenia ( 6, 6% ) e anemia ( 5, 5% ).
Sono stati notati eventi avversi gravi di grado 3-4 correlati al farmaco in 12 pazienti trattati con Nivolumab ( 5% ) e 9 pazienti del gruppo chemioterapia ( 9% ).
Non si sono verificati decessi correlati al trattamento.

Nivolumab ha portato a una maggiore proporzione di pazienti che hanno raggiunto una risposta obiettiva e a meno effetti tossici rispetto ai regimi chemioterapici disponibili alternativi per i pazienti con melanoma avanzato progredito dopo Ipilimumab o Ipilimumab e un inibitore di BRAF.
Nivolumab rappresenta una nuova opzione di trattamento con risposte obiettive clinicamente significative durature in una popolazione con gravi necessità insoddisfatte. ( Xagena2015 )

Weber JS et al, Lancet 2015;16:375-384

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